Alberto Granado Jiménez. Quando muore un viaggiatore…

5 Marzo 2011. Muore Alberto Granado Jiménez. Aveva 88 anni.

I motivi per cui voglio dedicargli un articolo sono tanti.
E’ nato a Cordoba, in Argetina,  (Sono passato da Cordoba nel giugno 2009). Da Buenos Aires (aprile-giugno 2009) è partita la spedizione raccontata nel libro Latinoamiericana e film The Motorcycle Diaries che ho visto per la prima volta a Melbourne, prima di partire per un lungo viaggio alla scoperta dell’Outback australiano.
Quei 16000 chilometri sono parte del libro UN ANNO IN  OTTO ORE.
Altri tempi, altro continente, altre ruote. Stesso spirito, stessa grande voglia di conoscere il mondo.
Che Guevara  e Granado ribattezzarono la loro motocicletta La Poderosa.
Io e il mio compagno di viaggio guidavamo Il Pallottola.
Credo che i motivi che ci spinsero a dare un nome al veicolo fossero in qualche modo simili. Sia la Poderosa che il Pallottola non erano mezzi su cui scommtterci troppo. Infatti entrambi hanno ceduto ed ogni rottura durante un viaggio è inevitabilmente la miccia per inaspettati eventi sucessivi, nel bene e nel male. E’ l’imprevisto del viaggio, il fattore incalcolabile ma immaginabile. Sai che potrebbe succedere ma nè dove nè quando nè come. E in ogni caso, parti.

Granado, come me, era quello che annotava le vicende, le tappe, i chilometri.
Scrisse:  “Prima volevamo conoscere il mondo, dopo volevamo cambiarlo”.
Non è questo ciò che muove i viaggiatori? Questa voglia di conoscere il mondo che spinge sempre oltre e altrove?
Di Che ce n’è uno. Forse lui è riuscito a cambiare il mondo, o un pezzo di mondo. Ma non è questo il punto. Il mondo lo si cambia anche solo viaggiando, perchè conoscendo, apprendendo, confrontandosi, si cambia il modo di essere e di vivere, per avvicinarlo ad uno stile umano che va oltre il proprio territorio. Viaggiando si capisce che i confini degli Stati sono solo un fattore politico che con il tempo è diventato culturale. Le limitazioni orografiche e idrografiche coincidono in minima parte con limitazioni politiche.

Granado si era trasferito a Cuba nel 1961. Ed è a l’Avana che è morto.
Cuba, ultima tappa del mio viaggio di 681 giorni.
Chi è stato a Cuba probabilmente si visualizza il personaggio in maniera diversa. Forse anche la sua morte.
Era un tipo gioviale, simpatico. guardando le sue interviste e le sue foto mi viene voglia di ballare. E’ come se avesse avuto il tempo di farsi tatuare sulla pelle il sole dei Caraibi, la musica di Cuba. E’ vero, è una delle isole più isolate del mondo, ma c’è uno spirito, là dentro, che è ancora quello genuino con il retrogusto della semplicità.

Non so cosa si provi ad essere l’amico del Che. Non che essere amico dei miei amici sia meno importante, ma sapere di avere iniziato con lui un sogno che ha toccato il mondo intero, forse ha il sapore di una risposta. Una. Alle mille domande del perchè viaggiamo, del perchè anche oggi cerchiamo l’avventura.

In motocicletta, in vespa, a piedi, col furgone, in biciletta. Forse è viaggiando che cominciano i sogni. Quelli che credevamo che si potessero estinguere arrivando…dove?

Quando, alla fine, muore un viaggiatore, rimangono le tappe, i chilometri, le orme. Rimane quello che è cambiato solo per il fatto che di qui/lì siamo passati.

Share
This entry was posted in Attualità, Storie, Viaggi and tagged , , , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>