2008-2010 | Da Città del Capo a L’Avana in 681 giorni

A Immagimondo 2007 ho conosciuto Heraclitus, un vascello di ricerca in ferrocemento
Nel mese di giugno del 2008 sono partito per il Sudafrica, con l’intenzione di imbarcarmi.
Heraclitus è stato concepito in seguito alla constatazione che viviamo in un pianeta d’acqua.  Progettato e costruito dall’Institute of Ecotechnics, un istituto no-profit di ricerca, il progetto Heraclitus è diretto da Planet Water Expeditions. L’istituto ha progettato l’Heraclitus per navigare a vela sulle acque profonde dell’oceano, sulle barriere coralline e lungo i fiumi, per esplorare le foreste tropicali.  Varato nel 1975 da Oakland, California, è una giunca cinese con lo scafo nero, il ponte rosso, due occhi disegnati sulla prua, secondo la tradizione cinese, e con tre alberi a vele quadrate, bianche. Dal varo ad oggi ha percorso quasi 300.000 miglia nautiche, approfondendo continuamente le antiche tradizioni della gente di mare, che fa del pianeta acqua la propria casa, dalla quale conoscere il cosiddetto pianeta Terra.
La spedizione a cui ho preso parte è l’attuale ‘From Coral Seat to Black Sea‘ (Dal Mar dei Coralli al Mar Nero), dedicata allo studio dell’etnosfera.

Nell’estratto di un breve saggio sul tema, dal titolo Ethnospherics. Origins of human cultures, their subjugation by the technosphere, the beginning of an ethnosphere, and steps needed to complete the ethnosphere scritto da John Allen[1],  scrive:

Human cultures today have become an ecological and geological force equal in scale tothe five previous kingdoms of life.

(Le culture umane oggi sono diventate una forza ecologica e geologica in misura uguale ai cinque regni di vita precedenti.)

L’importanza delle culture è tale da meritare un nome che permetta di identificarle insieme e di comprendere tutte le relazioni e influenze con la biosfera, la tecnosfera e la cybersfera.
Incuriosito dall’aspetto avventuroso di un viaggio per mare e dagli aspetti culturali legati a questo progetto, ho lavorato per diversi mesi al cantiere per contribuire alla continuazione della spedizione.

Nel mese di settembre sono andato in Malawi ed ho trascorso due settimane come volontario nella Casa Familia di Quelimane, in Mozambico, al servizio di bambini orfani.
A fine ottobre sono ritornato al cantiere e a dicembre siamo partiti, con destinazione Brasile. La traversata è durata 60 giorni, con tre giorni di sosta a Sant’Elena.
Dopo un mese nei paraggi di Paraty, tra carnevale e vita di barca, ho preso un’altra pausa personale, per recarmi a Buenos Aires, dove sono rimasto a lavorare per qualche settimana. Sono rientrato in Brasile via terra, passando dalle rovine delle Missioni gesuitiche e dalle cascate di Iguazù.
Tornato a bordo a Salvador de Bahia, dopo 10 giorni nella capitale della capoeira, della musica, della danza e delle tradizioni africane, siamo partiti per il nord e con varie soste siamo arrivati a Croatà, un isolotto disabitato sulla foce del fiume Parnaiba.
Quella è stata l’ultima tappa sudamericana prima di navigare verso Trinidad e Tubago, porta dei Caraibi.
Uragani, operazioni di manutenzione e di gestione dell’equipaggio ci hanno costretti a tre mesi di sosta, fino a Natale, giorno di partenza per St.Vincent.
Con tappe successive a St Lucia, Dominica, Virgin islands, siamo arrivati a Puerto Rico in 6 settimane.
A San Juan, ho salutato l’Heraclitus e il suo equipaggio, alla volta di Giamaica e Cuba, ultime tappe del mio viaggio.

Foto racconti